Pier Paolo l’eretico

Pier Paolo Pasolini in controluce, ammirato sotto i riflettori di un presente torbido, eppur sempre incorniciato nel tumultuoso novecento. Per i tipi di Edizioni Erranti è apparso di recente “L’eretico”, un’abile panoramica confezionata  da Francesco Vilotta, giovane filosofo calabrese, giornalista e autore cine-televisivo. Uno dei più grandi pensatori marxisti italiani, il poeta, il regista, l’educatore, riappare illuminato dai tratti che ne hanno contrassegnato l’esistenza: l’amore, il conflitto, la ribellione, la visione prospettica del reale. Il libro è un utile strumento anche per chi si avvicinasse per la prima volta all’universo pasoliniano, un viaggio pedagogico, quello compiuto da Vilotta, intorno alla varietà dei temi intrecciati nella poetica di uno degli intellettuali più scomodi del secolo scorso. Emergono così tanti Pasolini, gli innumerevoli volti ed approcci al suo tempo, resi omogenei dalla vocazione alla scelta, l’haìresis, che ne segnò l’esistenza ed il martirio. Il cammino compiuto dallo scrittore diviene metafora dei tormenti di un’epoca, attraverso una coerente rassegna dei suoi scritti, adagiata sulle piaghe di un’esistenza condotta in forma critica, spigolosa, mai incline alla sottomissione. La lunga ed attenta carrellata tra le opere pasoliniane ripulisce la biografia da alcune delle semplificazioni che in sede critica, negli ultimi decenni, sono state impiegate per addomesticare gli aspetti più insidiosi del carattere e delle posizioni politiche che egli assunse. Il cristianesimo mai dogmatico, l’omosessualità, l’incompatibilità con i vertici del partito, il rapporto con i movimenti rivoluzionari sono interconnessi e non trovano suggello nell’asperità delle vicende biografiche travagliate, bensì nella ricerca di un amore universale che tratteggiò sia la persona sia la sua arte. Così, la drammatica ricerca dei nessi invisibili si risolve in una spiritualità puramente evangelica, arricchita dall’indignazione primigenia del cristianesimo. In questa tensione tra la razionalità e la consapevolezza dei mutamenti in atto, Pasolini cessa di essere un uomo del novecento. E lo sentiamo vicino, complice, solidale, prezioso nel cogliere lo sbandamento dei nostri giorni.

Claudio Dionesalvi