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NUOTANDO NELL’ARIA – di Adele Ceraudo

Mi chiamo Adele Ceraudo, classe ’72.

Sono un’artista, una cosentina, una calabrese.

Come tanti, tantissimi figli di questa terra anch’io, dopo essere cresciuta qui, ho deciso di ‘cambiare aria’, di partire e di viaggiare alla ricerca del mio percorso esistenziale, del mio più autentico sé.

Ho viaggiato e cercato tanto, così come viaggio e cerco tutt’ora. Non è forse l’arte, in fin dei conti, continua interrogazione e ricerca di forme reali e possibili?

Durante tutto il mio lungo ed ‘erratico’ cammino, però, non ho mai potuto o forse voluto, recidere il cordone ombelicale che mi lega a questa città, Cosenza, e a questa terra, per la quale ho sempre nutrito e continuo a nutrire sentimenti contrastanti e profondi.

Forse è così che accade con tutti i luoghi, come dire, ‘originari’: ci attraggono e ci respingono allo stesso tempo. Ed effettivamente di odio e amore è sempre stato il mio rapporto con questa terra.

Da essa sono fuggita cento volte, e altre cento sono ritornata, così come cento volte, e forse anche mille, sono caduta e mi sono rialzata.

Oggi mi ritrovo ancora qui, in questi luoghi, come loro, forse irrimediabilmente cambiata o forse la stessa di sempre.

Accolgo con grande piacere il gentile invito di questa giovane e preziosa rivista che mi ha chiesto di ‘dire la mia’ sul tema – e sulle pagine – di questa prima edizione semestrale.

Il tema – bontà loro! – è impegnativo e, perciò, particolarmente stimolante: l’aria.

Musica, chiudo gli occhi, dilato le narici e inspiro profondissimamente, tutta l’aria che i miei polmoni possono contenere. Chiamo a raccolta gli spiriti: le immagini mentali.

Come tutti gli elementi ‘primordiali’, l’aria è capace di evocarne di molteplici, grandiose e contrastanti. Se immaginiamo la quiete del mare, vediamo subito la devastante potenza di quando è in burrasca. Se pensiamo al fuoco che illumina e purifica, non possiamo anche fare a meno di ‘immaginare’ e visualizzare la sua devastante potenza distruttrice e i suoi nefasti effetti sulla materia.

Anche l’aria non si sottrae a questo processo mentale, se immaginiamo la sua purezza e la vastità degli spazi che riempie, pensiamo subito, istintivamente, all’assenza di aria, alla claustrofobia, alla ‘chiusura’ spaziale. L’ambiguità delle immagini sembra, insomma, riportarci subito all’irriducibile ambiguità degli Elementi. Un’ambiguità che è reale e non immaginaria.

L’aria è composta da azoto, ossigeno, argon e altri gas, tra cui anidride carbonica e metano. L’aria, indispensabile alla vita e alla sopravvivenza delle specie viventi, contiene anche sostanze nocive e potenzialmente letali per la vita stessa.

Se l’aria, fondamentale per la vita, è fatta anche di veleni, in ciò essa sembra essere proprio come l’arte: anche l’arte è fondamentale per la vita e anch’essa è fatta di veleni potenzialmente letali per la vita stessa. Le sofferenze, le passioni, le inquietudini, i sogni e gli incubi, immaginati o vissuti, dagli artisti e dagli spettatori che decidono di confrontarsi con le creazioni altrui.

E molti artisti, nel corso dei secoli, hanno affermato che questi veleni non siano solo necessari, ma addirittura indispensabili all’arte.

E, come reagiscono gli esseri umani a queste sostanze?

Nasciamo tutti immuni? Ci abituiamo man mano a sopportarle? E perché alcuni di noi riescono a farlo meglio di altri?

Confesso di essere ancora, ancora oggi, alla ricerca delle risposte a queste domande.

Tutti gli esseri umani – anche se inconsapevolmente – si nutrono di arte, proprio come si nutrono di ossigeno.

E gli esseri viventi che sperimentano fino in fondo il rapporto quotidiano con questi veleni – gli artisti – sono da considerarsi, per questo, dei privilegiati o dei maledetti.

L’arte, in fin dei conti, scaturisce dall’ispirazione divina o da quella infernale? Dall’occhio di Dio o da quello delle tenebre? Questo è un altro dei grandi e forse irrisolvibili misteri dell’umanità.

Un mistero che, da sempre, ha accompagnato la considerazione dell’arte e degli artisti. Come gli sciamani, gli artisti sono sempre stati considerati creature ‘di mezzo’, irriducibilmente ambigue: ispirate dalla divinità, ma anche capaci di mettersi in contatto con i mondi e le creature infernali.

Questa radicale, irriducibile ambiguità la si sperimenta, sotto forma di diversità, sin da piccoli.

O almeno così è successo a me. Sin da piccola ho sempre cercato qualcosa di differente dalla pura realtà che avevo la possibilità di vivere e nella quale tutti quelli che vedevo intorno a me sembravano trovarsi così a loro agio. A me non bastava.

Man mano che crescevo, sentivo alimentarsi in me il bisogno, il desiderio impellente di aria. Quella che respiravo non mi bastava a sopravvivere. A volte avevo la sensazione di soffocare, anche se allora non capivo esattamente perché. Ero nata diversa, lo sentivo, a volte ne ero fiera, altre me ne vergognavo, altre cercavo di assomigliare – con pessimi risultati – agli altri, ma nessuno era in grado, o almeno così credevo, di comprendermi.

A molti sembravo un mostro, ad altri un angelo, ma il mio era ed è un vitale e irrinunciabile bisogno d’aria, di vita e di arte.

Per questo sono partita. Per questo sono ritornata.

Così come è impossibile respirare un’aria del tutto priva di veleni è impossibile risolvere l’insondabile ambiguità dell’arte. Oggi ho la maturità per poter guardare in faccia, senza timore, a questa ambivalenza. Oggi so che tutti gli esseri Artisti, sono peccatori ed eroi allo stesso tempo.

Se, per come è vero, ogni essere vivente deve prendere su di sé il proprio destino, ciò è tanto più vero per gli artisti i quali, come abbiamo visto, percepiscono i ‘veleni’ presenti nell’aria fin da subito, e più intensamente degli altri. Piuttosto che castrare i miei sensi ho scelto di arrendermi ad essi e accettare di essere ciò che sono sempre stata: un’instancabile esploratrice delle forme e dei labirinti dell’essere. Sopravvissuta a mille veleni, diventati rovinose cadute, oggi so che ho sempre vissuto alla ricerca dell’aria più pura – la bellezza – e della forza generatrice della natura di cui artisti sono incarnazione, veicolo e simbolo al tempo stesso.

Se gli esseri umani sono gli unici dotati della stessa potenza generatrice della natura, gli artisti sono coloro che ad essa decidono di dedicare tutta la propria vita. E ritengo che, oggi più che mai, gli artisti debbano farsi carico, responsabilmente, di questa loro missione.

In un periodo di grande crisi e trasformazione, come è quello che stiamo vivendo, è assolutamente necessario che siano innanzitutto loro a riaffermare l’assoluta centralità di questi valori. Come ha scritto Rousseau “Il buono non è altro che il bello in azione”.

Concludo questo mio intervento, citando una frase di Claudio Strinati perfetta, direi, per l’occasione:

“L’arte è nel Dna di tutti gli italiani, colti o meno colti, per noi è come l’aria”.

Adele Ceraudo

Immagini della collezione “NUOTANDO NELL’ARIA”, titolo tratto dall’omonimo brano dei Marlene Kuntz.

Disegni a penna Bic rossa e nera, su carta Fabriano 48×33 cm Roma Milano 2013/2015


Artista cosentina, trascorre l’infanzia a Catania, si diploma al liceo artistico e prosegue la sua formazione presso la facoltà di architettura a Firenze, dove approfondisce lo studio delle linee e dell’armonia che caratterizzano nel tempo la sua produzione. Esprime la sua personalità variegata lavorando contemporaneamente come grafica e illustratrice, modella e attrice. Esordisce a Cosenza nel 2007, ma è Roma la città che vede la sua crescita e ricerca artistica, nel confronto, con la realtà romana, con partecipazioni a mostre collettive e creazioni di progetti personali, fiere, premi, pubblicazioni, convegni, passando per la 54° esposizione Biennale di Venezia, a cura del prof. Sgarbi (2011), sino a Melbourne con una personale e la creazione di un’associazione che supporta gli scambi culturali tra i due paesi (2015). Diverse le adesioni ad eventi solidali e donazioni di opere per aste di beneficenza a favore di cause sociali e culturali, intese come percorsi fondamentali, nella filosofia di vita dell’artista. Performance fotografica e scenica, video e animazione cinematografica, tecnologia e stampa interagiscono sempre di più con l’opera e la visione della Ceraudo, dove da sempre la figura della donna e la componente femminile vengono sublimate e rappresentate nelle molteplici sfumature ed infiniti volti.

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