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La rivoluzionARIA di quell’autunno caldo – di Michele Santoro

Sono arrivato a Milano nel marzo del 1969. Appena diplomato e dopo aver perso un anno della mia vita per  gli obblighi di leva, l’unica cosa che volevo fare era scappare.

Volevo scappare dalla Calabria perché il mondo era grande e perché avevo visto la fila davanti agli uffici dei parlamentari cosentini del tempo per un “posto”, per un “posto” qualsiasi.

E così nel marzo del 1969 arrivai a Milano, ospite di un cugino che abitava sul Naviglio in una casa di ringhiera che è una tipologia di edilizia popolare con più appartamenti che condividono il medesimo balcone e dove c’è anche l’unico bagno.

È qui che per la prima volta ebbi la sensazione netta che per me l’aria che respiravo era cambiata.

Soprattutto di notte, dalla Barona arrivava una puzza di zolfo che invadeva la città. Era anidride solforosa che faceva diventare l’aria gialla e irrespirabile.

Di notte avevo difficoltà a respirare e così andai dal medico, mi diagnosticò un inizio di asma, feci dei test ma con pochi risultati.

L’aria che respiravano i milanesi era questa e non se ne rendevano quasi conto, l’accettavano come la nebbia. Solo qualche tempo dopo nacquero le associazioni ambientaliste per porsi il problema.

Pensai alla bella e profumata aria della Calabria, ad Altomonte “sventolato dai quattro venti”, fino a quando non scoprii che Milano mi offriva un’altra aria, l’aria del sessantotto, l’aria della “rivoluzione”. In quei giorni era tutto un fermento di idee, di incontri, di dibattiti, di partecipazione, di manifestazioni. Ebbi la netta sensazione che il mondo che avevo lasciato, le raccomandazioni, il clientelismo, i lamenti, la deferenza verso il potere,  potessero essere abbattuti per sempre. Respiravo tutto questo a pieni polmoni.

Arrivò l’”autunno caldo”, gli studenti e gli operai uniti davanti alle fabbriche, le grandi manifestazioni, i gruppi extraparlamentari. La bellezza delle ragazze e dei ragazzi che ponevano problemi antichi quali il lavoro e lo sfruttamento e problemi repressi che riguardavano i diritti civili mentre si chiedevano il senso della vita che non era solo produrre, sposarsi, fare figli, morire.

Questo clima di aria nuova, fu improvvisamente interrotto in un pomeriggio di dicembre. Verso sera ero con un amico in un bar sul Naviglio Grande, arriva uno e ci dice che in piazza Fontana è scoppiata una caldaia che ci sono dei morti, molti morti. Invece tutti sappiamo che fu una bomba, fu l’inizio della “strategia della tensione” per fermare le ragazze e i ragazzi che volevano cambiare il mondo.

Michele Santoro

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