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FINO ALL’ULTIMO RESPIRO – di Simona Ponzù Donato

La necessità di respirare accumuna tutti gli esseri viventi della terra, è la prima azione cosciente che compiamo quando nasciamo e l’ultima prima di morire. Aria, nella sua assenza non possiamo vivere, ecco perché nell’immaginario poetico spesso la sua mancanza si associa ad amori lontani e si fa metafora di vita e di morte. Nel mio lavoro da artista è fondamentale la mobilità, lo spostamento da un ambiente a un altro. “Cambiare aria” in questo caso non è un modo di dire, ma un atto concreto: si tratta di respirare a pieni polmoni la diversità degli spazi, ogni singola piccola particolarità. Muri che profumano d’antico e raccontano storie avvincenti; la terra, a volte nera a volte rossa, che porta con sé la fatica di chi la coltiva con amore; la vegetazione e i paesaggi, il verde, il rosso vivo di immense distese di papaveri, il giallo dei girasoli; i corvi, i gabbiani, il mare, la sabbia nelle scarpe, i laghi e la pace del silenzio che viene interrotto solo dal cinguettio degli uccellini e dal nitrire dei cavalli; le città e le campagne, ora illuminate dal sole ora dalla luna; il calore di una bella giornata, il profumo della pioggia dopo il temporale, del pane appena sfornato; la meravigliosa diversità che riempie gli occhi e l’anima e che dopo esserti entrata dentro non va più via dalla memoria. Ogni viaggio è un’enorme valigia di souvenir della vita e il prezioso suo contenuto è fondamentale per crescere, umanamente e artisticamente. Ogni paesaggio, ogni viso incontrato appartiene a un’aria diversa, ogni ruga racconta una storia e ogni storia è unica, coinvolgente e affascinante nella sua complessità.

Diffidate perciò da chi vive la diversità come una minaccia, perché sono proprio le nostre differenze culturali a completarci, a rendere il mondo un meraviglioso e ricco arcobaleno di colori. La vita è mutevole, e tutto ciò che esiste è soggetto alla medesima regola della mutevolezza, che lo voglia o no. Nonostante il fatto che la vita ci sbatta in faccia praticamente ogni giorno il dato oggettivo del suo essere cangiante, noi esseri umani continuiamo a comportarci come se fossimo i soli padroni dei cambiamenti della nostra vita e del nostro pianeta, come se il nostro potere decisionale possa in qualche modo sovvertire le regole prestabilite dell’universo. Questo è un grave, imperdonabile errore. Lo si nota persino nel caso della pandemia da Covid-19: non ci sembra vero, eppure da un anno a questa parte la nostra vita è stata totalmente stravolta, anche se siamo restii ad accettare cambiamenti che non derivino da nostre scelte.

L’uomo è piuttosto infantile per essere l’animale che si spaccia per quello più evoluto: si comporta come un bambino capriccioso e maleducato che fa i capricci, vuole questo e quello, non sceglie in modo intelligente, ha persino costruito una società basata sul sistema capitalista, che, attraverso questa cieca follia collettiva, sta letteralmente distruggendo tutta la bellezza che madre natura ci ha regalato, mettendo a rischio il futuro di tutti gli esseri che popolano il pianeta, anche coloro che non hanno potuto esprimere la propria opinione e subiscono tutto questo senza potersi difendere. A ricordarci che il nostro potere decisionale sugli eventi è solo una nostra folle illusione è appunto il pianeta, che all’inquinamento atmosferico e al cambiamento climatico risponde in modo netto e puntuale con la crisi pandemica, mentre ancora cerchiamo di capire come sia possibile, ma soprattutto come fare a uscirne.

Con il Covid-19 abbiamo sperimentato cosa voglia dire vivere senz’aria, attraverso una duplice condizione: senza “poter prendere aria”, poiché durante il lockdown non si può uscire né viaggiare, salvo che per un motivo valido, e attraverso i dispositivi di protezione, le mascherine. Con un colpo di spugna, addio vita di prima, addio abbracci e baci, addio scuola in presenza, addio stabilità per chi lavora, addio cene e rimpatriate con gli amici, addio scampagnate e uscite, addio viaggi. Perché col Covid-19 partire non si può, quindi addio anche all’arricchimento culturale e personale, chissà per quanto tempo ancora. Alle limitazioni ormai ci stiamo abituando, ma questa situazione è molto pericolosa, perché genera molta ansia e preoccupazione. Spesso infatti, anziché spingerci a riflettere e agire per cambiare la nostra condizione, peggiora il dialogo che abbiamo con la nostra parte interiore e con gli altri, non ci consente di poterci distogliere dal quotidiano, esaurisce le nostre energie, ci consuma al punto da spingere, specialmente i soggetti più giovani e più fragili, a non voler mai più respirare e quindi togliersi la vita. Di norma, però, l’essere umano per sua natura si adatta anche a condizioni molto estreme, per spirito di sopravvivenza. Resiste all’inquinamento ambientale che egli stesso ha causato e continua a causare, pagando per questa scelta suicida un conto molto salato. Si ammala perché l’aria dà la vita ma può anche toglierla, velocemente o lentamente.

Siamo tanto intelligenti eppure tanto stupidi. Abbiamo consentito che “mani sporche” gestissero cose così importanti come la nostra salute e il nostro futuro consegnando ciò che di più prezioso ci è stato donato a chi ha il potere, e il potere in questa società malata resta nelle mani di intoccabili padroni, autoproclamati tali in base alla loro arroganza e prepotenza. Viene da chiedersi ancora una volta cosa stiamo facendo, anche se la risposta la conosciamo bene e soprattutto conosciamo il rimedio. Questa folle macchina capitalista che corre ad alta velocità verso la nostra autodistruzione bisogna fermarla al più presto, prima che sia troppo tardi, altrimenti no, non “andrà tutto bene”.

Simona Ponzù Donato

Aprile 2021, manifestazione per la sanità pubblica in Calabria.

In alto e al centro dell’articolo militanti FEM.IN. (foto Franco Gagliard)


È artista siciliana d’adozione calabrese, classe 1983. Sin da piccola dimostra una passione innata per il disegno e la pittura, per questo motivo orienta i suoi studi in campo artistico, al termine dei quali inizia un percorso lontano dalle impostazioni scolastiche. Parallelamente cresce in lei l’interesse per l’ambiente autonomo e quello anarchico, frequenta spazi sociali autogestiti e diventa attivista. Pittura, disegno, installazioni, performance, grafica, scrittura, fotografia, street art, il suo linguaggio espressivo si fonde perfettamente con la sua personalità eclettica. Proprio attraverso la street art ha lasciato tracce del suo passaggio in diverse città. Dalla Calabria alla Germania, dalla Francia fino alla Spagna, i suoi messaggi d’amore, collaborazione, solidarietà, lotta e resistenza si sono fatti appello e bene comune.

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