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ARIA – di Fabrizio Ficco

Aria può significare leggerezza, che è sinonimo di spensieratezza che, a sua volta, può voler dire benessere. Esistono dei luoghi “nostri” che ci trasmettono tali sensazioni. A volte solo perché legati a piacevoli ricordi, altre perché abbiamo la percezione di esserci già stati, come una reminiscenza di vita passata. Altre ancora, invece, non esiste un perché, è così e basta. Un po’ come star seduti in riva al mare o davanti a un camino acceso. Il tempo pare fermarsi. Potresti restare lì per ore e ore senza mai stancarti.

Sono solito camminare con passo veloce, ma quando mi capita di percorrere Via delle Sette Chiese – nel tratto che va da Largo delle Sette Chiese a Via Alessandro Cialdi, nel quartiere della Garbatella, a Roma – istintivamente rallento.
L’Aria di quel luogo, che sia giorno o notte, con il sole o con la pioggia, ha su di me un effetto seducente. In quel pezzo di strada riesco a lasciarmi naturalmente andare.
Via delle Sette Chiese, per chi non la conoscesse, non ha un inizio e una fine come quasi tutte le altre. Nel senso che essa termina in alcuni punti per poi proseguire in altri, senza alcuna continuità. Solo recentemente, e più precisamente quando ho iniziato a scrivere queste righe, ho scoperto che in età medievale essa assumeva il nome di Via Paradisi.
Nel percorrere quel tragitto, si può avere come l’impressione di entrare in un’illustrazione fiabesca. Dove ogni cosa ha una sua vita: dai sampietrini ai muri storici, dalle antiche persiane in legno ai cortili interni, dalle piante spontanee agli ornamenti dei palazzi. E al suo termine è difficile quantificare, senza alcun ausilio tecnologico, il tempo trascorso all’interno di quello spazio.
Come se la parola Aria si fosse trasformata in Magia. A volte basta solo aggiungere un’iniziale. E sostituire una consonante.

Fabrizio Ficco


Fabrizio Ficco

Di Cosenza. Scappa a Londra 19enne in cerca di Rock’n’roll. Dopo qualche anno si trasferisce a Milano per studiare fotografia, dove poi inizia a praticarne il mestiere. Rientrato nella sua città natale, abbraccia il movimento Ciromista, continuando il suo percorso da fotografo ne Il Quotidiano prima e Il Domani poi. Non disdegna, di tanto in tanto, ad esibirsi “unplugged” (voce & chitarra) nei locali cittadini. Nel 2000 si trasferisce a Roma “per amore”, al termine del quale decide di rimanervici iniziando a collaborare frequentemente con Il Mucchio sempre in veste di fotografo. È impiegato, a seguito di alcune vicissitudini, presso un’azienda municipalizzata capitolina all’interno della quale svolge diligentemente il suo lavoro. Nel tempo libero suona, legge, ascolta musica, guarda film, va al pub con amici.

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