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Acqua: un elemento chiave per la vita e la lotta alla fame nel mondo – di Marco Cavalcante e Michela Carucci

Simbolo di purificazione per molte religioni, l’acqua, conosciuta con la formula chimica H2O, è una sostanza trasparente, senza sapore, senza odore e senza colore (o almeno dovrebbe). L’acqua è un elemento chiave per la vita sulla terra.  Il corpo umano, a seconda della corporatura, è formato dal 55 al 78 per cento da acqua (in media circa il 60 per cento). Per una vita sana, l’essere umano adulto deve assorbire fino a sette litri di acqua al giorno che possono essere ingeriti sia dagli alimenti che dalle bevande. L’acqua copre inoltre il 70 per cento della superficie terrestre formando mari, laghi, ghiacciai e fiumi; si trova anche nell’aria in forma di nuvole o vapore, diventando poi, attraverso il ciclo dell’evaporazione, pioggia che a sua volta alimenta le varie fonti superficiali.

È importante distinguere l’acqua salata da quella dolce. Mentre l’acqua salata (che forma i mari) è un elemento essenziale per la vita marina, ma anche per i trasporti e più di recente per il settore energetico grazie al movimento delle maree (energia mareomotrice), quella dolce è la risorsa chiave per il sostentamento fisico dell’essere umano. Una parte importante di acqua dolce viene inoltre utilizzata nei processi industriali, mentre la maggior parte, circa  il 70 per cento del consumo totale, viene destinata per usi agricoli (principalmente per l’irrigazione).

Acqua da bere: un problema di accesso

L’aumento della popolazione, ma soprattutto il progresso economico, hanno fatto crescere la domanda di acqua dolce. Contrariamente a quanto si pensa,  questa maggiore domanda non ha necessariamente aumentato la quantità di acqua dolce consumata. Il progresso tecnologico ha contribuito notevolmente a migliorare le nostre capacità di catturare, trasformare e limitare lo spreco di acqua destinata al consumo idrico umano, all’agricoltura, all’industria e alla produzione di  energia sostenibile.

La proporzione di persone nei paesi a basso e/o medio-basso reddito che ha accesso all’acqua dolce destinata al consumo idrico umano è aumentata dal 30 per cento  nel 1970 a oltre il 62 per cento nel 2000, raggiungendo il 74  per cento nel 2015. Un trend nettamente positivo, e questo nonostante un aumento esponenziale della popolazione nello stesso periodo. Malgrado ciò, in milioni non hanno ancora accesso ad acqua da bere pulita e potabile. Secondo le più recenti statistiche del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2015 circa 844 milioni di persone (l’11 per cento della popolazione mondiale) sono ancora totalmente privi di una fonte di acqua sicura e pulita per bere. Questa mancanza ha un effetto disastroso sulla salute pubblica e individuale e causa ancora migliaia di morti l’anno, nonché inestimabili perdite economiche in termini di produttività e di maggiori costi sanitari.

Un rapporto del 2006 dell’UNESCO evidenzia in maniera chiara come il problema principale per garantire un diritto universale all’acqua per uso umano non sia la sua disponibilità a livello globale, quanto piuttosto il suo accesso che viene ripetutamente messo a rischio da inefficienze e corruzione. 

Acqua e sicurezza alimentare

La definizione più diffusa di sicurezza alimentare venne coniata durante il World Food Summit del 1996: “tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti che garantiscano le loro necessità e preferenze alimentari per condurre una vita attiva e sana”.

Le quattro componenti principali che determinano la sicurezza alimentare sono: I) la disponibilità di cibo, intesa come l’esistenza di cibo nelle quantità e qualità necessarie (per esempio in molte zone del mondo nei mercati locali non esistono varietà di alimenti sufficienti per una dieta sana ed equilibrata).  II) L’accesso al cibo, vale a dire la possibilità di avere le risorse necessarie per acquistare il cibo eventualmente disponibile nelle quantità e qualità di cui si ha bisogno (non sempre il cibo va “comprato”, può essere anche barattato, si pensi ad un contesto familiare o a chi pratica agricoltura di sussistenza). III) L’utilizzazione, intesa come la capacità del corpo di assorbire ciò che si ingerisce, quindi essere in buona salute e senza malattie debilitanti come la diarrea, e la conoscenza necessaria per cucinare gli alimenti in maniera salubre e salutare (la giusta modalità di cottura o di preparazione). Infine, IV) la stabilità, vale a dire che le componenti precedentemente discusse (disponibilità, accesso e utilizzazione) siano presenti senza eccessive variazioni nel tempo (per esempio a seconda della stagione o del giorno del mese).

L’acqua è un elemento chiave per la sicurezza alimentare, in particolare per garantire la produzione e la disponibilità di alimenti. L’agricoltura richiede grandi quantità di acqua per i processi produttivi irrigui, che costituiscono la componente principale di consumo idrico in agricoltura. Sebbene l’agricoltura irrigua sia una risorsa chiave per garantire la produzione di alimenti a livello globale, questa contribuisce al 40 per cento della produzione alimentare mondiale. Il restante 60 per cento dipende da piccoli produttori che praticano un’agricoltura di sussistenza di tipo pluviale, fortemente vulnerabili agli effetti avversi del cambiamento climatico.

Nel 2020, circa 811  milioni di persone soffrivano la fame cronica. Le persone che invece soffrivano di fame acuta, vale a dire bisognosi di assistenza urgente per sopperire alla mancanza di cibo, erano 161 milioni. Per quanto riguarda gli indicatori nutrizionali, le statistiche piu recenti (2020) indicano che i bambini che  soffrivano di malnutrizione cronica (ovvero che hanno un peso e altezza inferiori rispetto ai paramenti di riferimento per i bambini della stessa fascia d’età) erano circa 149 milioni, mentre 45 milioni erano affetti da malnutrizione acuta (ovvero troppo magri in base alla loro altezza).

Se i trend attuali non subissero una riduzione netta, nel 2030 avremmo ancora 660 milioni di persone che soffrono la fame. Ma come si spiega questo trend e perché nel 2022 persiste ancora la fame nel Mondo?

Copyright: WFP/Badre Bahaji

Cause e conseguenze

Ci sono tre principali colpevoli per questi terribili numeri. Oltre ai conflitti e le disuguaglianze economiche, recentemente peggiorate a causa della pandemia di COVID-19, i disastri ambientali sono una delle maggiori cause della fame nel mondo.

Un dato è certo: gli effetti del cambiamento climatico si registrano in tutte le regioni abitate del pianeta, nessun paese escluso. La comunità scientifica è ormai unanime nell’indicare le attività umane quali responsabili della crisi climatica, in particolare a causa dell’aumento dei gas serra immessi nell’atmosfera. I disastri ambientali colpiscono sia i paesi poveri che quelli ricchi; tuttavia, in quelli poveri, la mancanza di sistemi di welfare maturi e di reti di protezione sociale adatte ad assorbire gli urti di questi shock, causano naturalmente molti più danni, e di natura più permanente. Il rallentamento economico ha temporaneamente ridotto le nuove emissioni di gas serra secondo l’ultimo Gap Report delle emissioni del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ma non ha avuto un impatto evidente sulle concentrazioni atmosferiche. È un paradosso che le comunità che meno contribuiscono alla crisi climatica siano quelle che maggiormente subiscono i suoi effetti e che posseggono limitate capacità di adattamento.

Nell’ultimo decennio, 1,7 miliardi di persone sono state colpite da eventi meteorologici estremi e disastri dovuti al clima. Nel 2020, forti piogge e inondazioni estese si sono verificate in gran parte dell’Africa e dell’Asia. In particolare, hanno colpito gran parte del Sahel e del Grande Corno d’Africa, innescando un’invasione di locuste del deserto. La convergenza dei rischi climatici con altri fattori di stress socio-economico contribuisce alla perdita di mezzi di sussistenza per gran parte delle persone che dipendono dall’agricoltura (colture, allevamento, pesca e silvicoltura) come principale mezzo di sostentamento. Questa situazione può indurre fenomeni di migrazione dalle aree rurali a quelle urbane (la maggioranza) o migrazioni transnazionali (la minoranza).

Secondo uno studio della FAO del 2017, nei paesi a basso e medio-basso reddito, il settore  agricolo assorbe circa il 26 per cento dei danni totali e delle perdite dovute a disastri legati al clima. Le perdite aggravano ulteriormente l’insicurezza alimentare nelle aree più povere e di conseguenza intensificano  le migrazioni in tutto il mondo. Tra il 2008 ed il 2015, un media di 26,4 milioni di persone sono state costrette ogni anno ad abbandonare le proprie case a causa di pericoli naturali e  disastri legati al clima – e questa tendenza è in aumento. Oggi, il numero totale di migranti internazionali, compresi quelli sfollati a causa del clima e dai disastri naturali, è il 40 per cento superiore a quello del 2000, con numeri che si prevede  supereranno i 400 milioni entro il 2050 secondo le stime FAO.

Catturare l’acqua, assicurarsi e… migliorare la sicurezza alimentare. Il caso del Malawi.

Sebbene il maggior utilizzo di acqua per usi agricoli a livello mondiale sia destinato all’agricoltura irrigua, la maggior parte della popolazione nei paesi a basso e/o basso-medio reddito si affida all’agricoltura pluviale come unica fonte di sostentamento. Ciò è dovuto al fatto che i sistemi d’irrigazione meccanici non sono disponibili per gap tecnologici o molto più spesso economici, nonché  per mancate riforme agrarie che rendono gli investimenti privati e dei piccoli produttori difficili. La maggior parte di questa agricoltura dipende, in molti casi, da una sola stagione delle piogge all’anno, come nel caso del Malawi, in cui circa il 90 per cento della produzione agricola è di natura pluviale e fa totale affidamento sul buon andamento delle piogge nel periodo tra novembre/dicembre e aprile.

Nel caso delle coltivazioni di natura pluviale, i piccoli produttori si trovano spesso in situazioni complicate dove, se piove troppo o troppo poco, se piove troppo presto o troppo tardi, se piove troppo intensamente o troppo saltuariamente, il raccolto va in fumo, e con esso, in assenza di una rete di assistenza sociale solida e diffusa, l’unica possibilità  di riuscire a sfamare la propria famiglia. Una delle soluzioni più intuitive ed effettive sarebbe quella  di garantire l’accesso al credito, investire in sistemi di irrigazione meccanici e supportare la creazione di una rete di assistenza sociale accessibile nel caso di un evento climatico avverso. Tuttavia questi investimenti sono costosi e troppo spesso fuori portata per governi con budget limitati. Pertanto si valutano alternative per  migliorare la resilienza delle famiglie rurali. Alcune di queste iniziative possono attivarsi con un costo relativamente limitato e con risultati immediati e misurabili.

In Malawi, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (World Food Programme -WFP) fornisce assistenza tecnica ed economica attraverso un pacchetto integrato di attività a supporto del Governo volto a migliorare la vita della popolazione, specialmente nelle aree rurali (circa l’83 % del totale). 

Il Piano Strategico 2019-2023 del WFP in Malawi fissa un obiettivo ambizioso: aiutare il Paese a intraprendere un percorso sostenibile per raggiungere la sicurezza alimentare e nutrizionale entro il 2030. Oltre all’assistenza alimentare fornita in risposta alle emergenze, compresa la situazione emergenziale che riguarda i rifugiati presenti nel paese, l‘approccio del WFP si concentra su interventi di assistenza tecnica che mirano a rafforzare programmi nazionali già esistenti. Comprendere e rispondere ai bisogni delle comunità e degli individui sin dalle prime fasi della vita fino all’età adulta è fondamentale e rappresenta l’unica via per rafforzare la sicurezza alimentare e la resilienza delle famiglie vulnerabili ai disastri ambientali.

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, il WFP in Malawi si impegna ad adottare un approccio sistemico per la resilienza (life-cycle approach to resilience building; Figura 1) che si fonda su due pilastri: il primo è quello di  investire sul capitale umano come prerequisito per la resilienza. Tale obiettivo si focalizza in modo strategico sull’aiuto all’interno della fascia di età 0-18 anni volta dunque a garantire che i bambini possano ricevere un’alimentazione adeguata dal punto di vista nutrizionale almeno per i primi 1.000 giorni dalla nascita, e supportando il Governo del Malawi in programmi di alimentazione scolastica (home-grown school feeding) volti a garantire un accesso universale all’istruzione. Il secondo pilastro è quello di rafforzare il capitale naturale e agricolo per garantire la resilienza a livello familiare e di comunità contro fattori di stress e shock climatici e sostenere le famiglie nel diversificare le proprie strategie di sostentamento.

Figura 1. L’approccio sistemico del WFP in Malawi per la resilienza a livello individuale e di comunità

L’approccio integrato alla resilienza promosso dal WFP in Malawi per rafforzare il capitale naturale e agricolo e permettere ai piccoli produttori e alle comunità di essere autosufficienti si basa su quattro attività principali: I) Assistenza alimentare in cambio di beni prodotti e/o mantenuti dagli stessi beneficiari (Food Assistance for Assets – FFA); II) polizze agricole e promozione di gruppi di risparmio; III) fornitura di messaggi agro-climatici tramite radio e sms; IV) lotta alle perdite alimentari lungo tutta la filiera agricola e supporto agli agricoltori per facilitare l’accesso ai mercati.

Assistenza alimentare in cambio di beni. Nel 2021, 40.000 famiglie hanno beneficiato dell’iniziativa “Food Assistance for Assets” (FFA). Questa iniziativa va incontro ai bisogni alimentari più immediati tramite l’erogazione di denaro, e promuove al tempo stesso la conservazione e gestione delle risorse naturali ed il ripristino del potenziale agricolo e pastorale  (tra cui i programmi di irrigazione e lo sviluppo di fonti idriche a uso domestico, agricolo e per l’allevamento) in grado di migliorare la sicurezza alimentare e la resilienza nel lungo termine. Queste attività hanno l’obiettivo di creare ambienti naturali più sani, di ridurre il rischio e l’impatto di shock climatici, di aumentare la produttività alimentare e rafforzare la resilienza ai disastri naturali nel tempo. Per fornire alcuni esempi concreti: solamente nel 2021 sono stati prodotti, distribuiti e piantati circa 5,5 milioni di alberi e costruite 2,5 chilometri di dighe. 

Polizze agricole e gruppi di risparmio. Un altro elemento chiave per aumentare la resilienza dei piccoli agricoltori agli eventi climatici avversi è la fornitura di programmi assicurativi agricoli. Nel 2021, quasi 65.000 famiglie di agricoltori in Malawi hanno ricevuto denaro da una polizza fornita dal WFP dopo che siccità e parassiti avevano distrutto molti dei raccolti durante la stagione precedente 2020-2021. Dal 2016, il WFP, collaborando con varie organizzazioni non-governative (ONG), ha supportato la creazione di circa 1.350 gruppi di risparmio, raggiungendo circa 43.000 individui, di cui 83 per cento donne. I gruppi di risparmio si sostengono a vicenda accumulando denaro e offrendo prestiti a livello locale. Qualsiasi interesse pagato sui prestiti ritorna alle stesse comunità che vi hanno contribuito.

Promozione di servizi agro-climatici. Decidere quale coltura piantare, la varietà ed il tempo della semina sono tra le più frequenti domande che milioni di piccoli produttori si fanno ogni anno prima della stagione delle piogge (in Malawi questa decisione viene presa tra ottobre e novembre). L’accesso alle informazioni climatiche e meteorologiche è uno strumento chiave per migliorare il processo decisionale degli agricoltori in merito alle attività agricole influenzate dalla variabilità climatica. Nel 2021, attraverso una collaborazione con una radio locale malawiana, 10.000 piccoli produttori hanno ricevuto messaggi radio e sms su pratiche agricole sostenibili, informazioni climatiche e  previsioni stagionali delle precipitazioni per ogni singolo distretto, nonché sulle misure di prevenzione COVID-19.

Riduzione degli sprechi alimentari e accesso ai mercati. Un ulteriore elemento chiave per migliorare la resilienza e la sicurezza alimentare dei piccoli produttori è la lotta alle perdite alimentari lungo tutta la filiera agricola ed il supporto agli agricoltori per facilitare l’accesso ai mercati – pubblici  (tramite programmi di alimentazione scolastica) e/o privati. I produttori vengono supportati ed incentivati ad utilizzare sacchetti di stoccaggio ermetici per proteggere i cereali e i semi post-raccolta da attacchi di insetti esterni e interni e supportati tramite programmi di formazione per poter vendere i loro prodotti a prezzi più  equi. Si stima che 15.000 agricoltori riceveranno dei sacchetti ermetici per la conservazione del mais e dei legumi per il raccolto 2021/2022, accompagnati da messaggi sulle pratiche da adottare per il corretto uso dei sacchetti e per minimizzare le perdite. Diecimila contadini, organizzati in piccole associazioni e/o cooperative, sono stati inoltre messi in contatto con le scuole delle aree limitrofe per l’approvvigionamento di alimenti locali nutrizionali, sicuri e a basso impatto ambientale.

Copyright: WFP/Badre Bahaji

Ma funziona?

Attraverso l’implementazione, il monitoraggio e sistemi di valutazione di questo pacchetto integrato per la resilienza possiamo affermare, con un certo grado di sicurezza, che l’assistenza alimentare in cambio di beni (FFA) è la pietra angolare di questo approccio. Quando il programma FFA viene correttamente implementato in sinergia con gli altri interventi sopra elencati, il pacchetto integrato ha dimostrato il suo maggior potenziale nel migliorare lo stato alimentare e nutrizionale dei beneficiari che ne hanno preso parte, migliorandone la loro resilienza complessiva. Citiamo solo alcuni dati significativi: Il 95 per cento delle famiglie partecipanti al programma ha segnalato un aumento della produzione agricola grazie all’adozione di pratiche agricole sostenibili, programmi di irrigazione e metodi di conservazione dell’acqua; il 75 per cento delle famiglie ha dichiarato di aver raccolto oltre 200 kg di mais nel 2020, un aumento del 43 per cento rispetto al 2019; il 90 per cento dei partecipanti ha riferito di essere meglio preparato ad affrontare i disastri naturali, mentre il 76 per cento ha dichiarato che ha utilizzato le informazioni climatiche che riceve per prendere decisioni su cosa coltivare e quando. I partecipanti che hanno avuto accesso ai prestiti dei gruppi di risparmio sono aumentati dal 44 per cento (2019) al 76 per cento (2020). Ciò ha loro consentito di diversificare le fonti di reddito.

Questi risultati non sarebbero stati raggiunti senza un lavoro costante di coordinazione con il Governo nazionale, con le varie amministrazioni locali e attraverso i partenariati con le altre agenzie ONU, le ONG, il settore privato, le università e la comunità dei donatori. Tutte le attività sopra elencate si inseriscono infatti all’interno di un quadro istituzionale e politico esistente per garantirne la sostenibilità e la massima efficacia, con l’obiettivo di supportare il Governo del Malawi nella propria traiettoria di sviluppo e nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili, tra cui la lotta alla fame.

Copyright: WFP/Badre Bahaji

Conclusioni: insieme si può

I cambiamenti climatici sono una delle principali minacce per la sicurezza alimentare. Quando si tratta di affrontare il cambiamento climatico per prevenire gli impatti sui diversi sistemi del pianeta, l’essere umano applica due tipi di misure: mitigazione ed adattamento. Le misure di mitigazione sono quelle azioni intraprese per ridurre e frenare le emissioni di gas serra, mentre le misure di adattamento si basano sulla riduzione della vulnerabilità agli effetti dei cambiamenti climatici. La mitigazione, quindi, si occupa delle cause del cambiamento climatico, mentre l’adattamento affronta i suoi impatti.

I programmi sopra descritti che il WFP implementa in Malawi in collaborazione con il Governo nazionale e le amministrazioni locali e altri partners contribuiscono sia a mitigare il fenomeno dei cambiamenti climatici, sia ad adattare i sistemi produttivi ad una realtà in cui la frequenza e l’intensità delle piogge sono diventate alquanto irregolari.

Le più importanti attività per mitigare gli effetti del cambiamento climatico riguardano la promozione e l’applicazione di pratiche agricole cosiddette di conservazione (conservation agriculture) da parte delle comunità. L’agricoltura conservativa consiste nell’insieme di pratiche di gestione integrata del suolo, dell’acqua e delle coltivazioni per mantenere la fertilità del suolo e contrastarne la degradazione. Le pratiche di conservazione facilitano l’infiltrazione e il trattenimento di acqua nel suolo, migliorano la ventilazione degli strati più profondi, riducono la temperatura e facilitano la penetrazione delle radici delle piante nel suolo.

Molteplici sono le pratiche di adattamento promosse dal WFP in collaborazione con il Governo del Malawi e i partners. La promozione di polizze agricole è un esempio importantissimo per affrontare in maniera pratica ed efficace gli impatti del cambiamento climatico. Non di minore importanza sono tutte le attività di restauro paesaggistico e di forestazione realizzate tramite il programma Assistenza alimentare in cambio di beni (FFA) sopra citato.

Questo pacchetto di attività di resilienza completa un’offerta programmatica che include anche un focus sulla nutrizione, soprattutto per i bambini fino a due anni di vita, e sull’istruzione attraverso il programma di alimentazione scolastica, che offre un pasto ai bambini in classe e li incoraggia a frequentare e concentrarsi sulle lezioni, perché a stomaco pieno si impara meglio.

L’esempio del lavoro svolto in Malawi dimostra come si riesca ad ottenere buoni risultatiquando si presta attenzione a programmi e progetti di provata efficacia, adeguatamente implementati e monitorati  anche con costi relativamente limitati. È compito di tutti noi addetti ai lavori continuare a contribuire al miglioramento delle condizioni della vita umana nei luoghi dove lavoriamo, ma è responsabilità di tutti far sì che si riducano gli sprechi e le perdite e si continui a vivere riducendo le emissioni nocive e, così facendo, arginando i cambiamenti climatici. Bisogna che l’acqua continui ad essere una alleata fondamentale per l’uomo e non una minaccia per milioni di piccoli agricoltori.  

Ognuno di noi ha una responsabilità importante, solo prendendone coscienza insieme, e agendo di conseguenza, potremo cambiare le cose. Insomma, la parola d’ordine è: insieme.

Marco Cavalcante e Michela Carucci[1]

[1] Cavalcante lavora come Direttore per la Coordinazione Strategica per World Food Programme dell’ONU con base a Roma, mentre Carucci è  una funzionaria del World Food Programme dell’ONU in Malawi. Le idee esposte in questo testo non rappresentano necessariamente quelle del World Food Programme. 

Utili letture per approfondire l’argomento

Barilla Center for Food and Nutrition (2011). Water Economy – Trend Dello Sviluppo Demografico ed Economico. https://www.barillacfn.com/it/pubblicazioni/water-economy/

FAO (2017). The impact of disasters on agriculture: addressing the information gap. Rome. https://www.fao.org/3/i7279e/i7279e.pdf

FAO (2016). The future of food and agriculture – trends and challenges. Rome. https://www.fao.org/publications/fofa/en

FAO, IFAD, UNICEF, WFP & WHO (2021). The State of Food Security and Nutrition in the World 2021 https://www.wfp.org/publications/2021-state-food-security-and-nutrition-world-report-and-inbrief

IDMC & NRC (Internal Displacement Monitoring Centre and Norwegian Refugee Council) (2015). Global Estimates 2015: People displaced by disasters. https://www.internal-displacement.org/publications/global-estimates-2015-people-displaced-by-disasters

FSIN (Food Security Information Network) (2021). Global Report on Food Crises – 2021 Global Report on Food Crises – 2021 | World Food Programme (wfp.org)


UNESCO (2006). Water, a Shared Responsibility. The United Nations World Water Development Report. 2006 – Water, a Shared Responsibility | United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (unesco.org)

WFP (2019). Malawi Country Strategic Plan (2019-2023). https://www.wfp.org/operations/mw01-malawi-country-strategic-plan-2019-2023

WFP (2021). Integrated resilience building in Malawi: Evidence generation summary https://reliefweb.int/report/malawi/integrated-resilience-building-malawi-evidence-generation-summary-september-2021

WFP (2021).Malawi, Food Assistance for Assets 2015-2019: Evaluationhttps://www.wfp.org/publications/malawi-food-assistance-assets-2015-2019-evaluation

WHO and UNICEF (2021). Progress on household drinking water, sanitation and hygiene 2000-2020: five years into the SDGs. WHO/UNICEF Joint Monitoring Program for Water Supply, Sanitation and Hygiene (JMP) – Progress on household drinking water, sanitation and hygiene 2000 – 2020 | UN-Water (unwater.org)

World Meteorological Organization (2021). State of the Global Climate. 2020. The State of the Global Climate 2020 | World Meteorological Organization (wmo.int)

Sitografia


Food and Water Watch: Food & Water Watch — Food & Water Watch (foodandwaterwatch.org)

Water Footprint Network: Home (waterfootprint.org)
World Food Programme (WFP) – Resilience Programming: https://www.wfp.org/resilience-programming

World Food Programme (WFP): Malawi Malawi | World Food Programme (wfp.org)
World Health Organization (WHO) – United Nations Children’s Fund (UNICEF) / Joint Monitoring Programme (JMP) for Water Supply and Sanitation: https://www.unwater.org/publication_categories/whounicef-joint-monitoring-programme-for-water-supply-sanitation-hygiene-jmp/

World Bank: Malawi | Data (worldbank.org)
World Water Day: World Water Day | World Water Day 2022


[1] Cavalcante lavora come Vicedirettore per il World Food Programme dell’ONU in Malawi, mentre Carucci è  una funzionaria del World Food Programme dell’ONU in Malawi. Le idee esposte in questo testo non rappresentano necessariamente quelle del World Food Programme.

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